1^ Categoria: si aggrava la squalifica di Cesarini del Manciano

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148 stagione sportiva 2012/2013 Oggetto: Reclamo dell'Unione Sportiva Dilettantistica
Manciano, avverso la squalifica inflitta dal G.S.T. al calciatore Cesarini Filippo fino al
31/12/2014 (C.U. n. 43 del 13/03/2013).
L'Unione Sportiva Dilettantistica Manciano, con rituale e tempestivo gravame, adiva questa C.D.T.
contestando le decisioni del G.S.T., adottata nei confronti del tesserato sopra riportato, con
riferimento a quanto avvenuto nel corso dell’incontro casalingo disputato, contro la Società Massa
Marittima, in data 9 marzo 2013.
Il G.S.T., nel relativo Comunicato Ufficiale, motivava così la propria decisione: “Al 45' del secondo
tempo a seguito di una decisione tecnica del D.G. (fallo fischiato contro) posizionava il pallone a
terra e lo calciava violentemente con il collo del piede destro in direzione del D.G. che si trovava a
circa 5 metri; il predetto D.G. di istinto abbassava la testa per evitare l'impatto con il pallone. Il
Cesarini, quindi, proferendo frase minacciosa ed offensiva, prendendo la rincorsa faceva uno scatto
fulmineo verso il D.G. stesso con il braccio destro teso in alto e con il pugno chiuso al chiaro scopo
di colpirlo. Il suddetto Cesarini stante la diversa statura (più bassa) saltava letteralmente addosso al
D.G. colpendolo violentemente con tutto il suo corpo (la testa colpiva il petto, le ginocchia colpivano
gli stinchi, le spalle colpivano i bicipiti) di poi si toglieva la fascia di capitano gettandola a terra ed
abbandonava il terreno di giuoco. Per il forte impatto subito il D.G. arretrava di circa 2 metri
barcollando e per circa 5 minuti sospendeva la gara per l'intenso dolore provocatogli alle braccia ed
allo sterno, che gli impediva di respirare correttamente, riuscendo comunque a terminarla
regolarmente; la situazione di dolore permaneva per circa 30 minuti anche dopo il rientro nello
spogliatoio.”
La Società reclamante, contesta in toto la ricostruzione fornita dal D.G. in quanto mai effettivamente
accaduta.
Il giocatore avrebbe effettivamente calciato il pallone in direzione del D.G. ma senza alcuna
intenzione di colpirlo e successivamente si sarebbe diretto verso il medesimo con il braccio alzato
per poi, giunto nei pressi dello stesso, desistere da qualsiasi intento violento.
Non ci sarebbe stato alcun contatto tra i due ed anzi, la ricostruzione fornita dall'arbitro apparirebbe
“costruita a posteriori quasi a voler indurre l'organo giudicante ad una punizione esemplare” in
quanto il riferito impatto avrebbe avuto una violenza tale da rendere illogico il fatto che il D.G.
potesse rimanere in piedi.
La società sottolinea inoltre, al fine di evidenziare l'intento persecutorio del D.G., una serie di
presunte contraddizioni contenute nel rapporto di gara che attengono sia a decisioni tecniche (con
riferimento ai minuti neutralizzati) sia alla non corretta trascrizione della tempistica dei provvedimenti
disciplinari assunti, con specifico riferimento alla ragione per la quale il giocatore avrebbe compiuto il
gesto violento (l'espulsione sarebbe avvenuta solo successivamente).
Lamentando la difficoltà difensiva nel ricostruire la reale dinamica dei fatti stante la normativa
federale, che conferisce fede privilegiata agli atti provenienti dal D.G., conclude per la riduzione della
squalifica irrogata.
Il reclamo è infondato e deve essere respinto.
La C.D.T.T. riteneva necessario ai fini del decidere un approfondimento istruttorio e pertanto
provvedeva a richiedere ed acquisire agli atti un supplemento da parte del D.G. che ripercorre il
C.U. N. 58 del 18/04/2013 – pag. 2516
reclamo della società e conferma integralmente quanto riportato nell'originario rapporto di gara e nel
relativo allegato, sconfessando così tutte le difese contenute nell'atto introduttivo del presente
giudizio.
Nel medesimo si legge: “Il giocatore non posizionava il pallone per la battuta della punizione a suo
favore come descritto dal reclamo ma, subito dopo il mio fischio, ancora sdraiato per terra vedeva la
direzione del calcio di punizione e subito si alzava e si posizionava il pallone lanciandolo in aria per
la battuta al volo al chiaro scopo di colpirmi e colpiva il pallone con il collo del piede. […] Il giocatore
ha avuto una reazione fulminea e molto aggressiva ed il contatto è stato molto violento con tutto il
corpo che colpiva il mio così come descritto nel referto di gara. Sono riuscito a stare in piedi
probabilmente perché la statura del giocatore è di gran lunga più bassa della mia.
In ordine al momento dell'esibizione del cartellino rosso: subito dopo l'impatto violento il giocatore si
leva la fascia decapitano sbattendola per terra e, resosi conto del grave atto compiuto, si allontanava
recandosi verso il cancello di uscita senza che io gli avessi mostrato il cartellino rosso. Non sono
riuscito ad estrarre il cartellino subito dopo il colpo ricevuto perché ero dolorante alle braccia. Ho
estratto il cartellino rosso dopo circa 30/40 secondi con il giocatore che passeggiava verso l'uscita
ed era a circa 15/20 metri da me. […]
..se l'episodio non fosse avvenuto al 45', non sarei stato in grado di concludere la gara per il dolore
provocatemi e che si è proteso per circa mezz'ora.”
Il D.G. dunque esamina il reclamo della società e conferma integralmente quanto riportato
nell'originario rapporto di gara, sconfessando così tutte le difese contenute nell'atto introduttivo del
presente giudizio ed anzi sottolineando le illegittime pressioni subite, nel post gara, da parte della
dirigenza, finalizzate alla non corretta e doverosa trascrizione dei comportamenti illeciti commessi
dal giocatore.
Occorre rilevare come, nel caso in esame, l'organo giudicante concordi con parte reclamante in
ordine alla sproporzione delle squalifiche concretamente irrogate che però appaiono, ad avviso della
C.D.T., incongrue per difetto.
Appare infatti evidente come i fatti, correttamente descritti nel rapporto di gara ed ulteriormente
dettagliati nel supplemento, non siano stati adeguatamente puniti.
Nell'assenza di qualsiasi impugnazione, tali sanzioni si sarebbero cristallizzate e non vi sarebbe
stata possibilità di riesame da parte dell'organo di secondo grado; a tal proposito è opportuno
richiamare le singole società ad un'attenta valutazione sull'opportunità di reclamare squalifiche
quando le medesime appaiano, come nel caso in esame, inadeguate.
Il nuovo Codice di Giustizia Sportiva concede infatti la possibilità di reformatio in pejus come stabilito
dall'art. 36 comma III C.G.S.T. che così recita: “L'Organo di seconda istanza, se valuta
diversamente, in fatto od in diritto, le risultanze del procedimento di primo grado, riforma in tutto o in
parte la decisione impugnata, decidendo nel merito, con possibilità di aggravare le sanzioni a carico
dei reclamanti.
La perdita di un possibile grado di giudizio onera comunque questo giudice nel contenere le sanzioni
disciplinari, applicando aumenti decisamente contenuti rispetto alle condotte illecite dedotte.
Passando all'analisi della singola fattispecie il calciatore Cesarini Filippo, che nella gara rivestiva il
ruolo di capitano, ha posto in essere una pluralità di comportamenti censurabili sia nel tentativo di
colpire l'arbitro con una violenta pallonata scagliata a breve distanza sia nelle reiterate offese e
minacce pronunciate nei confronti del D.G., sia, infine, nella plateale protesta sfociata in una vera e
propria aggressione che ha bloccato di fatto il gioco per 5 minuti per consentire al D.G. di
riprendersi.
Non riveste alcun pregio poi il fatto che il D.G. non abbia recuperato tutto il tempo impiegato per la
somma determinata dalle sostituzioni e dal tempo neutralizzato per consentire all'arbitro di
riprendersi dall'aggressione perché si tratta di una scelta tecnica assolutamente insindacabile e
perché tale decisione potrebbe essere stata determinata anche dall'opportunità di concludere una
gara che rischiava, per come descrive il D.G. nel supplemento, di degradare in atti di violenza.
C.U. N. 58 del 18/04/2013 – pag. 2517
Il comportamento tenuto dal Cesarini contrasta certamente con la funzione di esempio che dovrebbe
essere associata al rivestito ruolo di capitano che da sempre onera il calciatore nel fornire un ruolo di
esempio certamente disatteso nel caso concreto e giustifica ampiamente l'inasprimento della
sanzione comminata.
P.Q.M.
La C.D.T.T., in parziale riforma, respinge il reclamo dell'Unione Sportiva Dilettantistica Manciano
disponendo l'incameramento della relativa tassa ed incrementa la squalifica inflitta al giocatore
Cesarini Filippo fino al 31/06/2015 anziché fino al 31/12/2014.

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